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Soggetti Obbligati ed Esonerati

Chi è obbligato ad emettere fattura elettronica?

Dal 1° gennaio 2019 tutte le fatture emesse, a seguito di cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate tra soggetti residenti o stabiliti in Italia, potranno essere solo fatture elettroniche. 

L’obbligo di fattura elettronica, introdotto dalla Legge di Bilancio 2018, vale sia nel caso in cui la cessione del bene o la prestazione di servizio è effettuata tra due operatori Iva (operazioni B2B, cioè Business to Business), sia nel caso in cui la cessione/prestazione è effettuata da un operatore Iva verso un consumatore finale (operazioni B2C, cioè Business to Consumer).

Sono esonerati dall’emissione della fattura elettronica solo gli operatori (imprese e lavoratori autonomi) che rientrano nel cosiddetto “regime di vantaggio” (di cui all’art. 27, commi 1 e 2, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111) e quelli che rientrano nel cosiddetto “regime forfettario” (di cui all’art. 1, commi da 54 a 89, della legge 23 dicembre 2014, n. 190). 

A tali categorie di operatori si possono aggiungere i “piccoli produttori agricoli” (di cui all’art. 34, comma 6, del Dpr n. 633/1972), i quali erano esonerati per legge dall’emissione di fatture anche prima dell’ introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica.

I Medici sono esonerati dalla emissione della fattura elettronica?

Il Decreto Fiscale 2018 ( Decreto Legge 23 ottobre 2018, n. 119) all’ art. 10 bis, comma 1 recita:

Disposizioni di semplificazione in tema di fatturazione elettronica per gli operatori sanitari.

“1. Per il periodo d’imposta 2019, i soggetti tenuti all’invio dei dati al Sistema tessera sanitaria, ai fini dell’ elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata, ai sensi dell’articolo 3, commi 3 e 4, del decreto legislativo 21 novembre 2014, n. 175, e dei relativi decreti del Ministro dell’economia e delle finanze, sono esonerati dall’obbligo di fatturazione elettronica di cui all’articolo 1, comma 3, del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127, con riferimento alle fatture i cui dati sono inviati al Sistema tessera sanitaria.

Si noti che l’esonero è limitato al solo periodo d’imposta 2019 e alle sole fatture i cui dati devono essere trasmessi al Sistema TS.

I Condomini che obblighi hanno riguardo la fatturazione elettronica?

Il condominio non è un soggetto titolare di partita IVA e non emette fattura.

Gli operatori IVA residenti o stabiliti che emetteranno fattura nei confronti di un condominio saranno tenuti ad emettere fattura elettronica via SdI considerando il condominio alla stregua di un “consumatore finale”. Pertanto, come previsto dal provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 30 aprile 2018:

  • nel compilare la fattura elettronica riporteranno il codice fiscale del condominio nel campo dell’identificativo fiscale CF del cessionario/committente;
  • valorizzeranno il campo “codice destinatario” della fattura elettronica con il codice convenzionale “0000000” e invieranno la fattura elettronica al SdI;
  • consegneranno una copia della fattura elettronica trasmessa – in formato analogico o elettronico – al condominio. Nella copia dovrà essere esplicitamente detto che si tratta della copia della fattura trasmessa.

Si coglie l’occasione per evidenziare che tali regole valgono anche per gli enti non commerciali non titolari di partita IVA.

I Minimi e i Forfettari sono esonerati dalla emissione della fattura elettronica?

Gli operatori che rientrano nel regime di vantaggio o nel regime forfettario e gli operatori identificati (anche attraverso rappresentante fiscale) in Italia non hanno l’obbligo di emettere le fatture elettroniche.

Tali soggetti non hanno neppure l’obbligo di conservare elettronicamente quelle ricevute nel caso in cui il soggetto non comunichi al cedente/prestatore la PEC ovvero un codice destinatario con cui ricevere le fatture elettroniche.

Emissione della Fattura Elettronica

Bisogna emettere fattura elettronica anche ai cittadini senza partita Iva?

Bisogna emettere la fattura elettronica anche nei rapporti con i consumatori finali (B2C) e consegnare agli stessi una copia della fattura elettronica emessa, in formato analogico o elettronico, salvo che il cliente non rinunci ad avere tale copia. Andrà comunicato contestualmente che il documento è messo a sua disposizione dal SdI nell’area riservata del sito web dell’Agenzia delle entrate.
La fattura elettronica andrà predisposta valorizzando il campo “codice destinatario" con un codice convenzionale composto da 7 zeri “0000000“.


Bisogna emettere fattura elettronica anche ai soggetti in regime dei minimi o forfettario?

Il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate n. 89757/2018 li equipara ai consumatori finali.
Andrà valorizzato il campo “Codice Destinatario” con un codice convenzionale composto da 7 zeri “0000000.

Andrà comunicato al cessionario/committente che l’ originale della fattura elettronica è a sua disposizione nell’ area riservata del sito web dell’Agenzia delle entrate: tale comunicazione può essere effettuata anche mediante la consegna di una copia informatica o analogica della fattura elettronica.

Lo stesso dicasi anche per i piccoli agricoltori di cui al comma 6 art. 34 DPR 633/1972.

Bisogna emettere fattura elettronica ai condomini e agli enti non commerciali?

Il condominio va considerato alla stregua di un “consumatore finale”. Pertanto, come previsto dal provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 30 aprile 2018 occorrerà:

  1. compilare la fattura elettronica riportando il codice fiscale del condominio nel campo dell’ identificativo fiscale CF del cessionario/committente;
  2. valorizzare il campo “codice destinatario" della fattura elettronica con il codice convenzionale “0000000“;
  3. consegnare una copia della fattura elettronica trasmessa – in formato analogico o elettronico – al condominio. Nella copia dovrà essere esplicitamente detto che si tratta della copia della fattura trasmessa.

Tali regole valgono anche per gli enti non commerciali non titolari di partita IVA.

Un soggetto minimo o forfettario può richiedere di ricevere la fattura sulla PEC?

Tanto i consumatori finali persone fisiche quanto gli operatori che rientrano nel regime forfettario o di vantaggio, quanto i condomini e gli enti non commerciali, possono sempre decidere di ricevere le fatture elettroniche emesse dai loro fornitori comunicando a questi ultimi, ad esempio, un indirizzo PEC (sempre per il tramite del Sistema di Interscambio).

In tal caso l’ operatore minimo/forfettario sarà soggetto all’obbligo di conservarzione elettronica delle fatture ricevute (similmente se comunicherà un codice destinatario).

Stesso principio dovrebbe applicarsi per i piccoli produttori agricoli.

Cosa succede se la partita IVA o il codice fiscale del cliente è inesistente?

Come chiarito nelle FAQ pubblicate dall’ Agenzia delle Entrate, nel caso in cui la fattura elettronica riporti un numero di partita IVA ovvero un codice fiscale del cessionario/committenteinesistente in Anagrafe Tributaria, ilSdI scarta la fattura in quanto la stessa non è conforme alle prescrizioni dell’articolo 21 del d.P.R. n. 633/72.

Nel caso in cui la fattura elettronica riporti un numero di partita IVA cessata ovvero un codice fiscale di un soggetto deceduto ma entrambi esistenti in Anagrafe Tributaria, il SdI non scarta la fattura e la stessa sarà correttamente emessa ai fini fiscali: in tali situazioni l’ Agenzia delle entrate potrà eventualmente effettuare controlli successivi per riscontrare la veridicità dell’operazione.

Cosa fare in caso di autoconsumo?

Come chiarito nelle FAQ pubblicate dall’ Agenzia delle Entrate, le fatture utilizzate per documentare l’autoconsumo o il passaggio tra contabilità separate devono essere fatture elettroniche inviate al SdI.

Le autofatture emesse per omaggi rientrano nell’obbligo di fatturazione elettronica?

Come chiarito nelle FAQ pubblicate dall’ Agenzia delle Entratele fatture emesse per omaggi vanno emesse come fatture elettroniche e inviate al Sistema d’interscambio

Le fatture di fine anno consegnate nel 2019 come devono essere trattate?

L’Agenzia delle Entrate ha confermato, modificando una FAQ già pubblicata a fine novembre, che le fatture datate 2018 possono essere emesse in forma non elettronica.

Domanda

Come dobbiamo trattare le fatture di acquisto datate 2018 ma ricevute nel 2019, non in formato elettronico, ma cartacee oppure via e-mail?

Risposta

L’obbligo di fatturazione elettronica scatta, in base all’art. 1, comma 916, della legge di Bilancio 2018 (legge 27 dicembre 2017 n. 205), per le fatture emesse a partire dal 1° gennaio 2019. Pertanto, il momento da cui decorre l’obbligo è legato all’effettiva emissione della fattura.
Nel caso rappresentato, se la fattura è stata emessa e trasmessa nel 2018 (la data è sicuramente un elemento qualificante) in modalità cartacea ed è stata ricevuta dal cessionario/committente nel 2019, la stessa non sarà soggetta all’obbligo della fatturazione elettronica. Ovviamente, se il contribuente dovesse emettere una nota di variazione nel 2019 di una fattura ricevuta nel 2018, la nota di variazione dovrà essere emessa in via elettronica.

In definitiva, se la fattura o la nota di variazione riporta una data dell’ anno 2018, la fattura potrà non essere elettronica; se la fattura o la nota di variazione riporta una data dell’ anno 2019, la fattura dovrà essere elettronica.

Nell’ambito della fattura elettronica è possibile l’uso della fattura differita?

L’ Agenzia ha risposto a questa domanda in una delle FAQ pubblicate.

L’ introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica non ha modificato le disposizioni di cui all’articolo 21, comma 4, del d.P.R. n. 633/72 e quindi è possibile l’emissione di una fattura elettronica “differita".

Secondo la norma si può emettere una fattura entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione di cessione di beni o prestazioni di servizi.

A titolo d’esempio, quindi, per operazioni di cessione di beni effettuate il 20 gennaio 2019, l’operatore IVA residente o stabilito potrà emettere una fattura elettronica “differita" il 10 febbraio 2019 avendo cura di:

  • emettere al momento della cessione (20 gennaio), un DDT o altro documento equipollente (con le caratteristiche stabilite dal d.P.R. n. 472/96) che accompagni la merce;
  • datare la fattura elettronica con la data del 10 febbraio 2019, indicandovi i riferimenti del documento o dei documenti di trasporto (numero e data);
  • far concorrere l’IVA alla liquidazione del mese di gennaio.

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Si ricorda che è’ possibile emettere la fattura differita nei seguenti casi (art. 21 , c. 4 DPR 633/72):

  1. Cessioni di beni, la cui consegna o spedizione risulta da un d.d.t. o da altro documento idoneo (D.P.R. 472/1996), effettuate nello stesso mese solare nei confronti del medesimo soggetto;
  2. Prestazioni di servizi (dal 2013, L. 228/2012), individuabili attraverso idonea documentazione (Vedasi Circolare dell’ Agenzia 18E/2014), effettuate nello stesso mese solare nei confronti del medesimo soggetto;
  3. Cessioni effettuate a terzi per il tramite del cedente(cessione triangolare interna)in tal caso vi è la possibilità di emettere la fattura entro il mese successivo a quello della consegna o spedizione dei beni, comportando anche il differimento del periodo di contabilizzazione dell’imposta al mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione.
  4. Prestazioni di servizi rese a soggetti passivi stabiliti nel territorio di un altro Stato membro dell’ Unione Europea non soggette all’imposta ai sensi dell’articolo 7-ter (non soggette all’Iva per mancanza del requisito territoriale);
  5. Prestazioni di servizi generiche B2B rese/ricevute a/da un soggetto extraUe;
  6. Cessioni intracomunitarie la cui fattura contenga il riferimento alla non imponibilità ai sensi dell’art. 41 del D.L. 331/1993. 

Qualora il contribuente si avvalga promiscuamente dei due sistemi di fatturazione, ossia fatturazione immediata e fatturazione differita, non riuscendo a rispettare l’odine cronologico di registrazione, le fatture relative a ciascun sistema debbono essere distintamente numerate e registrate con l’utilizzo di due registri sezionali.
Diversamente, ogni qual volta il contribuente, pur emettendo entrambi i tipi di fattura, riesca a rispettare, in sede di registrazione, l’obbligo della annotazione secondo la numerazione progressiva e continua dei documenti, non sussiste l’obbligo dell’adozione di due distinte serie di numerazione e della tenuta dei registri sezionali (R.M. 360056/1977).

Come deve emettere la fattura elettronica l’agenzia di viaggi organizzatrice?

L’ argomento ha trovato risposta in una FAQ pubblicata dall’ Agenzia delle Entrate.

Domanda

Sono un’agenzia viaggi organizzatrice ed emetto la fattura ai sensi dell’art. 74ter, comma 8, del d.P.R. n. 633/1972: come devo compilare la fattura elettronica? Sono obbligato a richiedere una delega, da inviare all’Agenzia delle entrate, all’agenzia viaggi intermediaria per emettere la fattura per suo conto?

Risposta

L’agenzia di viaggi organizzatrice deve compilare la fattura elettronica ordinaria (“Tipo Documento” TD01), evidenziando che la stessa è emessa per conto dell’agenzia viaggi intermediaria (valorizzando i blocchi “Terzo Intermediario o Soggetto emittente” e “Soggetto emittente”) ed inserendo – in luogo dell’aliquota IVA – il codice natura:

  • N6 se la fattura riguarda operazioni imponibili;
  • N3 se la fattura riguarda operazioni non imponibili.

L’emissione di una fattura per conto terzi, disciplinata dall’art. 21 del d.P.R. n. 633/72 non prevede alcuna predisposizione e invio all’Agenzia delle Entrate di delega.

Emissione della Fattura Elettronica - FAQ Professionisti

Come si appone la marca da bollo sulla fattura elettronica?

L’articolo 13 del D.P.R. n. 633/1972, sancisce le modalità di assolvimento dell’imposta di bollo, sia nel caso di fattura analogica, sia nel caso di fattura elettronica.

Bollo virtuale su e-fattura
Per le fatture elettroniche, l’imposta di bollo deve essere assolta dal cedente/prestatore con le regole previste dal D.M. 17 giugno 2014.

In sostanza, il cedente/prestatore dovrà valorizzare, sul formato XML, della fattura, l’apposito spazio e dovrà pagare l’imposta entro 120 giorni dalla conclusione del periodo di imposta.
Pertanto, non occorre apporre la marca da bollo. 

È opportuno rilevare che, le fatture elettroniche, alla stregua di quelle cartacee, non sono tutte soggette al pagamento dell’imposta di bollo. Difatti, l’imposta di bollo, nella misura fissa di euro 2,00, è dovuta per ciascuna fattura di importo superiore a euro 77,47.

L’imposta di bollo sulle fatture elettroniche, è dovuta, pertanto, ogni qualvolta l’importo di tali documenti sia escluso, esente o fuori campo IVA, per un ammontare superiore ad euro 77,47. 

Operazioni escluse
Le fatture elettroniche di cui all’articolo 17, comma 6, del D.P.R. n. 633/1972 (Reverse Charge) e le fatture di cui all’articolo 17-ter (Split Payment), del D.P.R. n. 633/1972, non sono soggette all’imposta di bollo in quanto assoggettate ad IVA, il cui assolvimento avviene da parte dell’acquirente.
Se la fattura, invece, contiene sia importi soggetti ad IVA che importi non soggetti, l’imposta di bollo dovrà essere versata se gli importi, non soggetti ad IVA, sono superiori ad euro 77,47.
Le fatture summenzionate, dovranno, pertanto, apportare una specifica annotazione di assolvimento dell’imposta ai sensi del D.M. 17/2014.

Versamento dell’imposta di bollo
Il pagamento dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche è dovuta entro il termine di 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio(entro il 30 aprile di ogni anno) mediante Modello F24, con il codice tributo 2501.

Preme precisare che l’imposta di bollo, può essere assolta in modo virtuale anche per i documenti emessi in formato analogico. In tal caso, però, occorre seguire una procedura prevista dall’Agenzia delle Entrate, ai sensi dell’articolo 15 del D.P.R. n. 633/72.

Si ricorda, infatti, che, a partire dal 1° gennaio 2015, i contribuenti che hanno scelto di assolvere al pagamento dell’imposta di bollo in modo virtuale, devono presentare una dichiarazione consuntiva contenente il numero degli atti e documenti emessi nell’anno solare precedente, distinti per voce di tariffa, utilizzando l’apposito modello.

La dichiarazione deve essere trasmessa esclusivamente in via telematica all’Agenzia delle Entrate, direttamente online o tramite intermediario, entro il mese di gennaio dell’anno successivo a quello di riferimento.
Il modello deve essere utilizzato anche per la presentazione delle dichiarazioni nei casi di rinunzia all’autorizzazione, di operazioni straordinarie nonché per rettificare e/o integrare una dichiarazione già presentata della stessa tipologia.

Come compilare la fattura in caso di spese sostenute in nome e per conto del cliente?

Ai sensi dell’ art. 15 del d.P.R. n. 633/72, le spese anticipate in nome e per conto del clientenon concorrono alla formazione della base imponibile e quindi al calcolo dell’ IVA, purchè opportunamente documentate.

Come chiarito nelle FAQ pubblicate dall’ Agenzia delle Entrate, una delle modalità per riportare tali spese nella fattura elettronica può essere quella di inserire un blocco “DatiBeniServizi" riportando l’ importo delle spese, la loro descrizione e, al posto  dell’ aliquota IVA, il codice natura “N1" (“escluse ex art. 15“).

Un’ altra modalità di riportare in fattura le spese può essere quella di utilizzare il blocco “Altri dati gestionali", ricordandosi poi di aggiungere al valore del totale dell’ importo del documento quello delle spese in argomento (si ricorda che il blocco “Altri dati gestionali" è selezionabile nella sezione in cui si inseriscono le descrizioni dei beni/servizi oggetto della cessione/prestazione).

Si ricorda che, al contrario delle spese effettuate in nome e per conto del cliente, le spese “forfettarie" previste dalla Legge Forense (art. 13 della Legge n. 247/2012) concorrono – insieme ai compensi – sia all’ imponibile, e quindi al calcolo dell’ IVA, sia al contributo Cassa Forense. Conseguentemente, tali spese potranno formare oggetto di apposito blocco “DatiBeniServizi" con inserimento dell’ aliquota IVA della prestazione.


Gli esempi si riferiscono alla modalità di compilazione della fattura elettronica attraverso la procedura web dell’ Agenzia.

Fermo restando quanto previsto dalla normativa, in caso di utilizzo di software commerciale si dovrà far riferimento alla guida rilasciata dal produttore.

Un Professionista può emettere fattura differita?

Dal  1° gennaio 2019 è obbligatorio emettere la fattura in formato elettronico ed è probabile che anche i professionisti ricorrano con maggiore frequenza all’ utilizzo della fatturazione differita.

Il Sistema di Interscambio attribuirà data certa alle fatture emesse e non sarà più possibile retrodatare (prassi tra l’ altro non corretta) i documenti da emettere qualora il contribuente si renda conto di aver ricevuto l’ accredito dei compensi per le prestazioni effettuate nei giorni successivi all’ avvenuta movimentazione bancaria.

Il Decreto Legge 23 ottobre 2018, n. 119 (convertito nella L. 136 del 17/12/2018) ha previsto, con decorrenza dal prossimo 1 luglio 2019, che la fattura possa essere tempestivamente emessa entro dieci giorni dal momento dell’effettuazione dell’operazione, individuato ai sensi dell’art. 6 del D.P.R. n. 633/1972.

In tale ipotesi il documento dovrà riportare sia la data di effettuazione dell’operazione, sia la data successiva di emissione. 

Il professionista, al fine di evitare di monitorare continuamente gli incassi delle prestazioni (il conto corrente), e per evitare il rischio di emissione tardiva delle fatture, può avvalersi della fattura differita.

A decorrere dal 1 gennaio 2013, a seguito delle modifiche introdotte dalla Legge 228/2012 è possibile emettere fattura differita anche per le prestazioni di servizi.

Tale possibilità è concessa per tutte le prestazioni di servizi, purché i servizi prestati siano adeguatamente documentati e che la fattura rechi il dettaglio delle operazioni.

Potrà essere emesso un solo documento recante il dettaglio delle operazioni, entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione delle medesime.

Per quanto riguarda la nozione di idonea documentazione l’ Agenzia delle entrate ha chiarito con una delle FAQ pubblicate che un documento come la c.d. fattura pro-forma, contenente la descrizione dell’operazione, la data di effettuazione e gli identificativi delle parti contraenti, può certamente essere idoneo a supportare il differimento dell’emissione della fattura elettronica.

Esempio
Un contribuente ha emesso la fattura pro forma il 1 agosto e l’incasso dei compensi è avvenuto il 18 agosto dello stesso mese, la fattura differita può essere emessa entro il giorno 15 settembre.

Se anteriormente all’ emissione del pro forma abbia luogo il pagamento, totale o parziale, dei corrispettivi, il cedente deve emettere la relativa fattura entro lo stesso giorno del pagamento (Circ. 18/E del 2014).

In realtà il contribuente avrà a disposizione dieci giorni di tempo, rispetto al momento di effettuazione dell’operazione, come previsto dal nuovo art. 21 del D.P.R. n. 633/1972, a seguito delle modifiche apportate dal decreto legge 119/2018.

Qualora il contribuente si avvalga promiscuamente dei due sistemi di fatturazione, ossia fatturazione immediata e fatturazione differita, non riuscendo a rispettare l’ordine cronologico di registrazione, le fatture relative a ciascun sistema debbono essere distintamente numerate e registrate con l’utilizzo di due registri sezionali.
Diversamente, ogni qual volta il contribuente, pur emettendo entrambi i tipi di fattura, riesca a rispettare, in sede di registrazione, l’obbligo della annotazione secondo la numerazione progressiva e continua dei documenti, non sussiste l’obbligo dell’adozione di due distinte serie di numerazione e della tenuta dei registri sezionali (R.M. 360056/1977).

La fattura proforma è un documento idoneo all’ emissione della fattura differita?

Si riporta una FAQ pubblicata sul sito dell’ Agenzia delle Entrate con la relativa risposta.

Domanda

Ai sensi dell’art. 21, comma 4, lett. a), del D.P.R. 633/72, è possibile ricorrere alla c.d. fattura differita anche per “le prestazioni di servizi individuabili attraverso idonea documentazione”.
Si chiede se i documenti quali la c.d. “fattura proforma” (o “avviso di parcella”), riportanti la descrizione delle prestazioni fornite, sono idonei a supportare il differimento dell’emissione della fattura al giorno 15 del mese successivo a quello dell’incasso del corrispettivo.

Risposta

Come previsto dall’articolo 21, comma 4, lett. a), del D.P.R. 633/72, è possibile emettere fatture differite per le prestazioni di servizi: un documento come la c.d. “fattura proforma”, contenente la descrizione dell’operazione, la data di effettuazione e gli identificativi delle parti contraenti, può certamente essere idoneo a supportare il differimento dell’emissione della fattura elettronica.

Ricezione delle Fatture Elettroniche

Cosa fare se si riceve una fattura per acquisti mai effettuati?

Come chiarito nelle FAQ pubblicate dall’ Agenzia delle Entrate, l’ introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica non ha introdotto disposizioni riguardanti il “rifiuto" di una fattura. 

Pertanto, nel caso in esempio, il cessionario che riceva una fattura per una partita di merce mai ricevuta potrà rifiutarla o contestarla comunicando direttamente con il cedente (es. via email, telefono ecc.): non è possibile veicolare alcun tipo di comunicazione di rifiuto o contestazione attraverso il canale del SdI.

Cosa fare se il fornitore non mi invia la fattura elettronica?

Come chiarito nelle FAQ pubblicate dall’ Agenzia delle Entrate, se il fornitore non emette la fattura elettronica, trasmettendola al Sistema di Interscambio, la fattura non si considera fiscalmente emessa.

Pertanto il cessionario/committente (titolare di partita IVA) non disporrà di un documento fiscalmente corretto e non potrà esercitare il diritto alla detrazione dell’IVA.

Questo gli impone di richiedere al fornitore l’emissione della fattura elettronica via SdI e, se non la riceve, è obbligato ad emettere autofattura ai sensi dell’articolo 6, comma 8, del d.Lgs. n. 471/97.
Con la regolarizzazione potrà portare in detrazione l’IVA relativa.

Le disposizioni di cui all’art. 1 del d.Lgs. n. 127/15 in tema di fatturazione elettronica hanno rilevanza fiscale. In relazione ai pagamenti, varranno le regole e gli accordi commerciali stabiliti tra le parti.

Detrazione IVA, cosa cambia con il D.L. 119/2018?

Si riporta una FAQ pubblicata sul sito dell’ Agenzia delle Entrate.

Domanda

Risulta tuttora vigente il DPR 100/1998 che permette di portare in detrazione l’IVA emergente dalle fatture registrate riferibili al periodo precedente (mese o trimestre) entro il termine della liquidazione riferibile al detto periodo.
Stante i tempi fisiologici del Sistema di interscambio, quindi, una fattura di acquisto del mese gennaio, pervenuta nei primi giorni di febbraio, può partecipare alla liquidazione del mese di gennaio?

Risposta

L’articolo 14 del decreto legge n. 119 del 23 ottobre scorso –– ha introdotto una modifica all’articolo 1, comma 1, del d.P.R. n. 100 del 1998, stabilendo che entro il giorno 16 di ciascun mese può essere esercitato il diritto alla detrazione dell’imposta relativa ai documenti di acquisto ricevuti e annotati entro il 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione, fatta eccezione per i documenti di acquisto relativi ad operazioni effettuate nell’anno precedente.
Pertanto, ad esempio, per una fattura elettronica di acquisto che riporta la data del 30 gennaio 2019 ed è ricevuta attraverso il SdI il giorno 1 febbraio 2019, potrà essere esercitato il diritto alla detrazione dell’imposta con riferimento al mese di gennaio.

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L’ articolo 19, comma 1, D.P.R. 633/1972 individua il termine iniziale e il termine finale per l’esercizio del diritto alla detrazione, stabilendo che esso:

  • sorge nel momento in cui l’imposta diviene esigibile
  • e può essere esercitato, al più tardi, con la dichiarazione relativa all’anno in cui il diritto medesimo è sorto, precisando, altresì, che il diritto stesso deve essere comunque esercitato alle condizioni esistenti al momento della sua nascita.

L’articolo 2, comma 1, D.L. 50/2017, modificando il comma 1 dell’articolo 19, D.P.R. 633/1972, ha ridotto il periodo entro cui la detrazione può essere esercitata. Si ricorda, infatti, che prima della modifica la detrazione poteva essere fruita entro il termine di presentazione della dichiarazione Iva relativa al secondo anno successivo.

L’articolo 2 D.L. 50/2017 è intervenuto altresì sull’articolo 25, del decreto Iva prevedendo che le fatture di acquisto debbano essere registrate entro il termine di presentazione della dichiarazione Iva relativa all’anno di ricezione del documento.

L’ Agenzia delle entrate con la circolare n. 1/E/2018 ha chiarito che il momento a partire dal quale è possibile operare la detrazione è quello in cui si verificano i seguenti 2 requisiti:

  • effettuazione dell’operazione (cessioni di beni → consegna/spedizione, prestazioni di servizi → pagamento);
  • ricevimento della fattura d’acquisto.

Invece, il termine ultimo entro il quale può essere esercitato il diritto alla detrazione coincide con il termine di presentazione della dichiarazione Iva relativa all’anno in cui si sono verificati i 2 requisiti (effettuazione dell’operazione e ricevimento della fattura).

In pratica, quindi, esso coincide con il termine ultimo di registrazione della fattura di acquisto. Ciò significa che se ricevo una fattura del 2017 nel 2018 posso detrarre l’Iva fino al 30 aprile 2019.

Successivamente, con riferimento al momento “iniziale” della detrazione, la verifica del duplice requisito è stata puntualmente regolata dal D.L. 118/2018 che con l’articolo 14 è ha modificato l’articolo 1, comma 1, del D.P.R. 100/1998, secondo cui, ora, entro il giorno 16 di ciascun mese “può essere esercitato il diritto alla detrazione dell’imposta relativa ai documenti di acquisto ricevuti e annotati entro il 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione, fatta eccezione per i documenti di acquisto relativi ad operazioni effettuate nell’anno precedente”.

Pertanto, la detrazione dell’Iva può essere esercitata già nella liquidazione del mese di effettuazione dell’acquisto a condizione che la relativa fattura sia ricevuta e registrata entro il 15 del mese successivo.

Ciò però è possibile solo se l’effettuazione e il ricevimento della fattura, nonché la sua registrazione, si verificano nello stesso anno.
Quindi, ad esempio, l’Iva relativa ad un acquisto effettuato nel mese di dicembre 2018, la cui fattura sia ricevuta e annotata entro il 15 gennaio 2019, va portata in detrazione al più presto nella liquidazione di gennaio 2019.

Evidentemente, il meccanismo opera anche per i contribuenti che liquidano l’imposta trimestralmente. Sicché, ai fini della detrazione, rileva che la fattura di acquisto sia ricevuta e registrata entro il giorno 15 del mese in cui scade la liquidazione del trimestre.

In pratica, con la novella normativa, tenuto conto dei termini concessi per la emissione della fattura, in particolare di quella cd “differita”, e dei tempi di recapito della fattura elettronica – la quale potrebbe essere recapitata al cessionario/committente oltre il periodo in cui l’imposta diventa esigibile – il legislatore, con la modifica al D.P.R. 100/1998, ha voluto evitare che il cessionario/committente subisca il pregiudizio finanziario derivante dal rinvio della detrazione.

Operazioni Intracomunitarie, Reverse Charge

Cosa è l’ esterometro?

Dall’obbligo di fatturazione elettronica rimangono escluse le fatture emesse e ricevute nei confronti e da soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato.
Per talioperazioni è stato introdotto un nuovo adempimento, l’
esterometro, ovvero la comunicazione dei dati delle operazioni transfrontaliere. 

L’art. 1, comma 3 del D.Lgs. n. 127/2015 dispone l’obbligo di fatturazione elettronica per “le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate tra soggetti residenti, stabiliti o identificati nel territorio dello Stato.”

Per le operazioni nei riguardi dei soggetti non stabiliti, il successivo comma 3 bis dispone che “i soggetti passivi trasmettono telematicamente all’Agenzia delle entrate i dati relativi alle operazioni di cessione di beni e di prestazione di servizi effettuate e ricevute verso e da soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato, salvo quelle per le quali è stata emessa una bolletta doganale e quelle per le quali siano state emesse o ricevute fatture elettroniche secondo le modalità indicate nel comma 3. La trasmissione telematica è effettuata entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello della data del documento emesso ovvero a quello della data di ricezione del documento comprovante l’operazione.”

Se un imprenditore italiano effettua un’operazione intracomunitaria nei confronti di un soggetto stabilito in Francia, la relativa fattura potrà essere emessa in formato cartaceo, ma sarà necessario comunicare in altro modo all’Agenzia delle Entrate i dati presenti nella fattura emessa.

Il termine per effettuare la comunicazione dei dati, vale a dire l’ultimo giorno del mese successivo rispetto alla data del documento emesso. 

Per ciò che riguarda la comunicazione dei dati relativi alle fatture passive, l’adempimento deve essere effettuato entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello della data di ricezione. 

Il provvedimento n. 89757 del 30 aprile 2018 ha poi specificato che “per la data di ricezione si intende la data di registrazione dell’operazione ai fini della liquidazione dell’Iva”.
Ad esempio se una fattura passiva ricevuta in data 15 gennaio 2019 viene registrata durante il mese di settembre, l’adempimento deve essere effettuato entro il 31 ottobre del medesimo anno.

L’ultimo punto del provvedimento concede la facoltà di emettere le fatture transfrontaliere in modalità elettronica compilando solo il campo “CodiceDestinatario” con un codice convenzionale  (“XXXXXXX”).  
Nel campo “identificativo fiscale IVA” va inserita la partita IVA comunitaria e quando si tratta di soggetti extra UE va inserito il seguente codice: 
“OO 99999999999”. 

La trasmissione della fattura elettronica per le operazioni verso operatori esteri comporterà l’esonero della nuova comunicazione prevista per le operazioni transfrontaliere.


Cosa cambia riguardo i modelli Intrastat per le cessioni intracomunitarie?

Si riporta la FAQ pubblicata sul sito dell’ Agenzia delle Entrate.

Domanda

Si chiede se, con l’introduzione della fatturazione elettronica a partire dal prossimo 1° gennaio 2019, per le cessioni in ambito comunitario resta obbligatoria la presentazione del modello INTRA ovvero se il fornitore italiano che emette la fattura con indicazione della sigla XXXXXXX, in quanto destinatario non residente, resta comunque obbligatorio il detto adempimento.

Risposta
Le disposizioni relative all’obbligo di comunicazione dei modelli INTRA, relativi agli acquisti di beni e servizi intracomunitari, sono state modificate nel corso del 2017.

Dal 1° gennaio 2018 è previsto che:

  • l’obbligo di comunicazione mensile dei modelli INTRA 2bis resta in capo – ai soli fini statistici – ai soggetti passivi che hanno effettuato acquisti di beni intracomunitari per importi trimestrali pari o superiori a 200.000 euro;
  • l’obbligo di comunicazione mensile dei modelli INTRA 2quater resta in capo – ai soli fini statistici – ai soggetti passivi che hanno effettuato acquisti di servizi intracomunitari per importi trimestrali pari o superiori a 100.000 euro.

Tale semplificazione resta in vigore anche dal 1° gennaio 2019.

Si rimanda al Provvedimento del 25 settembre 2017 per maggiori approfondimenti.

Cosa fare nel caso di cessionari/committenti non residenti identificati in Italia?

Come chiarito nelle FAQ pubblicate dall’ Agenzia delle Entrate, per le operazioni effettuate nei confronti dei soggetti “non residenti identificati in Italia” (tramite identificazione diretta ovvero rappresentante fiscale), i soggetti passivi IVA residenti e stabiliti in Italia hanno l’obbligo, dal 1° gennaio 2019, di emettere le fatture elettroniche via SdI oppure di effettuare la “comunicazione dei dati delle fatture” ai sensi del comma 3bis dell’art. 1 del d.Lgs. n. 127/15.

Qualora l’operatore IVA residente o stabilito decida di emettere la fattura elettronica nei confronti dell’operatore IVA identificato, riportando in fattura il numero di partita IVA italiano di quest’ultimo, sarà possibile inviare al SdI il file della fattura inserendo il valore predefinito “0000000” nel campo “codice destinatario” della fattura elettronica, salvo che il cliente non gli comunichi uno specifico indirizzo telematico (PEC o codice destinatario).

Per quanto riguarda il soggetto identificato in Italia, lo stesso non è obbligato ad emettere o ricevere le fatture elettroniche.

Le autofatture (fatte in caso di reverse charge) vanno inviate al Sistema di interscambio?

Come chiarito nelle FAQ pubblicate dall’ Agenzia delle Entrate, per quanto riguarda le operazioni in reverse charge bisogna fare una distinzione di base. 

Per gli acquisti intracomunitari e per gli acquisti di servizi extracomunitari, l’operatore IVA residente o stabilito in Italia sarà tenuto ad effettuare l’adempimento della comunicazione dei dati delle fatture d’acquisto ai sensi dell’art. 1, comma 3bis, del d.Lgs. n. 127/15.

Per gli acquisti interni per i quali l’operatore IVA italiano riceve una fattura elettronica riportante la natura “N6” in quanto l’operazione è effettuata in regime di inversione contabile, ai sensi dell’articolo 17 del d.P.R. n. 633/72, l’adempimento contabile previsto dalle disposizioni normative in vigore prevede una “integrazione” della fattura ricevuta con l’aliquota e l’imposta dovuta e la conseguente registrazione della stessa ai sensi degli articoli 23 e 25 del d.P.R. n. 633/72.

Al fine di rispettare il dettato normativo, l’Agenzia ha già chiarito con la circolare 13/E del 2 luglio 2018 che una modalità alternativa all’integrazione della fattura possa essere la predisposizione di un altro documento, da allegare al file della fattura in questione, contenente sia i dati necessari per l’integrazione sia gli estremi della stessa. Al riguardo, si evidenzia che tale documento – che per consuetudine viene chiamato “autofattura” poiché contiene i dati tipici di una fattura e, in particolare, l’identificativo IVA dell’operatore che effettua l’integrazione sia nel campo del cedente/prestatore che in quello del cessionario/committente – può essere inviato al Sistema di Interscambio e, qualora l’operatore usufruisca del servizio gratuito di conservazione elettronica offerto dall’Agenzia delle entrate, il documento verrà portato automaticamente in conservazione.

Quesiti Tecnici, Organizzativi, Contabili

Come inviare le fatture elettroniche tramite PEC?

Si riporta la FAQ pubblicata sul sito dell’ Agenzia delle Entrate.

Domanda

Voglio usare la mia PEC per inviare le mie fatture elettroniche ai miei clienti: come devo procedere? Quale indirizzo email devo inserire quando compilo la PEC, quello del cliente o quello del Sistema di Interscambio?

Risposta

Per inviare la fattura elettronica ai propri clienti occorre sempre trasmettere il file (XML) della fattura (predisposto con uno dei programmi gratuiti offerti dall’Agenzia delle entrate o con un software di mercato) al Sistema di Interscambio che, esattamente come un postino, provvederà a consegnare in modo sicuro il file della fattura all’indirizzo telematico che il cliente (partita IVA) avrà comunicato. La fattura elettronica che viene inviata direttamente alla casella PEC del cliente, non passando per il SdI, si ha per non emessa.

Se si usa la PEC per inviare il file della fattura elettronica al SdI, si dovrà:

  1. predisporre il messaggio di PEC;
  2. inserire il file XML della fattura elettronica come allegato del messaggio di PEC;
  3. inserire e inviare, la prima volta, il messaggio di PEC all’indirizzo sdi01@pec.fatturapa.it.

Una volta ricevuta la PEC, il SdI comunicherà – con apposito messaggio inviato allo stesso indirizzo PEC da cui ha ricevuta la email – un nuovo indirizzo PEC-SdI a cui inviare le successive PEC contenenti le altre fatture elettroniche.

Come si espone nella fattura elettronica il contributo ENASARCO?

L’ Agenzia delle Entrate ha così risposto in una FAQ pubblicata sul suo sito.

Domanda

Come si espone in fattura il contributo ENASARCO dell’agente di commercio e dei rappresentanti?

Risposta

Il contributo ENASARCO non è un tipico contributo destinato ad una “Cassa previdenziale” (che usualmente concorre alla determinazione dell’imponibile cui applicare l’IVA), ma la sua gestione è similare a quella di una “ritenuta”.
Attualmente, per poter rappresentare nella fattura elettronica il contributo ENASARCO è possibile utilizzare il blocco “AltriDatiGestionali” con il seguente dettaglio:

  • 2.2.1.16.1 = CASSA-PREV
  • 2.2.1.16.2 ENASARCO (o eventuale altra cassa analoga) e il relativo codice TC07 presente nelle specifiche tecniche al provvedimento del 30.04.18
  • 2.2.1.16.3 importo del contributo
  • 2.2.1.16.4 il dato può non essere valorizzato

E’ appena il caso di evidenziare che i suggerimenti sopra formulati possono valere anche per altre tipologie di contributi che hanno una gestione similare a quella del contributo ENASARCO.

E’ obbligatorio dotarsi di registri sezionali per la registrazione delle fatture?

Come chiarito nelle FAQ pubblicate dall’ Agenzia delle Entrate, in linea con la piena equiparazione tra fattura analogica ed elettronica, i contribuenti non sono tenuti ad adottare registri sezionali/sotto sezionali ai fini della registrazione e della conservazione delle fatture elettroniche e analogiche, potendo avvalersi di modalità di conservazione sia elettroniche – obbligatorie per le fatture elettroniche ai sensi dell’articolo 39 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 – sia analogiche.

Inoltre, la numerazione delle fatture elettroniche e di quelle analogiche può, come già chiarito dalla risoluzione n. 1/E del 10 gennaio 2013, proseguire ininterrottamente, a condizione che sia garantita l’identificazione univoca della fattura, indipendentemente dalla natura analogica o elettronica.
Così, ad esempio, alla fattura numero 1 analogica, possono succedere la numero 2 e 3 elettroniche, la numero 4 analogica e così via, senza necessità di ricorrere a separati registri sezionali, fermo restando il rispetto del sopra richiamato articolo 39.

Commercio al dettaglio, FAQ su emissione della fattura elettronica

Si riporta la FAQ pubblicata sul sito dell’ Agenzia delle Entrate.

Domanda

Sono un soggetto che svolge commercio al dettaglio e dal 1° gennaio 2019 dovrò emettere fatture elettroniche nei confronti dei clienti che mi richiederanno fattura in luogo della ricevuta o dello scontrino fiscale.
Poiché è previsto che per i primi sei mesi del 2019 posso trasmettere la fattura elettronica al Sistema di Interscambio entro il termine della liquidazione del periodo di effettuazione dell’operazione, chiedo se devo rilasciare un documento al cliente al momento di effettuazione dell’operazione oppure no e, se si, che tipo di documento? Una fattura “proforma” potrebbe andar bene?

Risposta

L’attività degli esercenti commercio al dettaglio, rientra tra quelle disciplinate dall’articolo 22 del d.P.R. n. 633/1972. Tale disposizione stabilisce che «L’emissione della fattura non è obbligatoria, se non è richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione dell’operazione: […]».

In assenza di fattura, i corrispettivi devono essere certificati «mediante il rilascio della ricevuta fiscale di cui all’articolo 8 della legge 10 maggio 1976, n. 249, ovvero dello scontrino fiscale di cui alla legge 26 gennaio 1983, n. 18, con l’osservanza delle relative discipline» (come stabilito dalla legge n. 413/1991).

Tanto premesso, qualora il cliente, al momento di effettuazione dell’operazione, chieda l’emissione della fattura, l’esercente potrà alternativamente:

a) in caso di fattura differita, emettere una ricevuta fiscale o uno scontrino fiscale – ai sensi dell’art. 3, comma 3, del d.P.R. n. 696/1996 – da utilizzare come documenti idonei (documento equipollente al DDT) per l’emissione di una “fattura differita” ai sensi dell’articolo 21, comma 4, terzo periodo, lettera a), del d.P.R. n. 633/1972. In tal caso, come già previsto con la circolare n. 249/E del 11 ottobre 1996, l’ammontare dei corrispettivi certificati da ricevuta/scontrino fiscale e oggetto di fatturazione differita va scorporato dal totale giornaliero dei corrispettivi.

b) in caso di fattura immediata, trasmettere al SdI entro i termini della liquidazione periodica, la fattura recante l’indicazione della data di effettuazione dell’operazione e rilasciare al cliente, al momento di effettuazione dell’operazione, apposita quietanza (ex art. 1199 del codice civile) che assume rilevanza solo commerciale e non fiscale. In luogo della quietanza può essere rilasciata alla parte una stampa della fattura ovvero dalla ricevuta del POS, in caso di pagamento elettronico.
Resta ferma la possibilità di rilascio dallo scontrino/ricevuta fiscale (ovvero dal c.d. “documento commerciale” nel caso l’esercente effettui la memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi mediante registratore telematico ai sensi dell’art. 2 del d.Lgs. n. 127/15).
In tale ultimo caso, come già detto, l’ammontare dei corrispettivi oggetto di fatturazione andrà scorporato dal totale dei corrispettivi giornalieri.

L’emissione di una quietanza sarà valida anche nelle operazioni tra un fornitore che, non effettuando operazioni rientranti tra quelle dell’art. 22 del d.P.R. n. 633/72, è obbligato ad emettere solo fatture e un altro operatore IVA.

Si ricorda che, qualora il cliente sia un consumatore finale (operazione B2C), l’esercente dovrà comunque mettere a disposizione della controparte, al momento dell’emissione della fattura elettronica, una copia analogica o elettronica della fattura, salvo che il cliente non vi rinunci.

Si precisa che ai fini del controllo documentale di cui all’articolo 36 ter del D.P.R. n. 600 andrà fatto riferimento ai contenuti della copia analogica della fattura elettronica rilasciata al consumatore finale.
In caso di discordanza nei contenuti fra fattura elettronica e copia cartacea della stessa, salvo prova contraria, sono validi quelli della fattura digitale.

Quando le fatture elettroniche sono precedute dall’emissione di scontrino o ricevuta fiscale (o, nel caso di trasmissione telematica dei corrispettivi, da un “documento commerciale”), nella fattura vanno riportati gli estremi identificativi dello scontrino/ricevuta; in particolare, il blocco informativo “AltriDatiGestionali” va compilato riportando:

  • nel campo “TipoDato” le parole “NUMERO SCONTRINO” (oppure “NUMERO RICEVUTA” oppure “NUMERO DOC. COMMERCIALE”);
  • nel campo “RiferimentoTesto” l’identificativo alfanumerico dello scontrino (o della ricevuta o del documento commerciale);
  • nel campo “RiferimentoNumero” il numero progressivo dello scontrino (o della ricevuta o del documento commerciale);
  • nel campo “RiferimentoData” la data dello scontrino.

Come devono essere conservati i DDT emessi in caso di fattura differita?

Come chiarito nelle FAQ pubblicate dall’ Agenzia delle Entrate, i DDT possono essere conservati in maniera cartacea.

Qualora i DDT siano allegati alla fattura elettronica e l’operatore utilizzi il servizio di conservazione gratuita offerto dall’Agenzia delle entrate, tali documenti saranno automaticamente portati in conservazione con la fattura. A tal proposito si ricorda che il singolo file fattura non deve superare la dimensione di 5MB.

Le medesime considerazioni valgono nel caso di fattura differita emessa in relazione a prestazioni di servizi.

Al riguardo, la circolare n. 18/E/2014 ha precisato che può essere utilizzata la documentazione commerciale prodotta e conservata per poter individuare con certezza la prestazione eseguita, la data di effettuazione e le parti contraenti, come ad esempio, un documento attestante l’avvenuto incasso, il contratto, la nota di consegna dei lavori, la lettera d’incarico oppure la relazione professionale.

Che fine faranno le ricevute/fatture fiscali acquistate presso le tipografie?

I moduli polivalenti delle ricevute/fatture fiscali acquistati presso le tipografie autorizzate vengono adottati in molti settori quali alberghi, ristoranti, artigiani che prestano servizi in locali aperti al pubblico o presso i clienti e quant’altro.

L’articolo 1, comma 3, del d.Lgs. n. 127 del 2015 ha stabilito che per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate tra soggetti residenti o stabiliti nel territorio dello Stato, e per le relative variazioni, sono emesse esclusivamente fatture elettroniche utilizzando il Sistema di Interscambio.

Come chiarito nelle FAQ pubblicate dall’ Agenzia delle Entrate, coloro che ancora utilizzano la “fattura-ricevuta”, dovranno emettere esclusivamente fatture elettroniche via SdI.
I predetti stampati fiscali potranno essere utilizzati eventualmente solo dagli operatori esonerati dall’obbligo di fatturazione elettronica sempre ai sensi dell’articolo 1, comma 3, del d.Lgs. n. 127/15.