L’ordinamento tributario prevede una procedura che introduce una fase amministrativa prima del processo tributario vero e proprio. Si tratta del reclamo e della mediazione, due istituti tra loro autonomi, anche se spesso impropriamente denominati con l’unica accezione di “mediazione tributaria”.

La mediazione tributaria è uno strumento riconducibile tra quelli deflattivi del contenzioso per la definizione delle controversie di modesto importo, con il quale si prevede la presentazione obbligatoria di un’istanza che anticipa il contenuto del ricorso.

L’istanza di reclamo, da notificare sulla base degli stessi motivi di fatto e di diritto che il contribuente intende portare all’attenzione della Commissione Tributaria Provinciale nella eventuale fase giurisdizionale:

  • è obbligatoria, costituendo condizione di procedibilità del ricorso giurisdizionale,
  • contiene la richiesta di annullamento totale o parziale dell’atto.

La mediazione è una proposta che il contribuente, in via facoltativa, può inserire nell’istanza.

La mediazione tributaria si applica alle controversie di valore non superiore a 20.000 euro, relative a tutti gli atti impugnabili, individuati dall’art. 19 del D.lgs. n. 546 del 1992: in tale ipotesi, il ricorso produce gli effetti del reclamo e può contenere una proposta di mediazione con rideterminazione dell’ammontare della pretesa.

Fino al 31 dicembre 2015, la mediazione tributaria è stata applicata ai soli atti emessi dall’Agenzia delle entrate e notificati a partire dal 1° aprile 2012.

A decorrere dal 1° gennaio 2016, a seguito delle modifiche introdotte dal decreto legislativo n. 156 del 2015, la mediazione è applicabile anche alle controversie relative all’Agenzia delle dogane e dei monopoli, agli enti locali e all’agente e ai concessionari della riscossione (per i ricorsi introduttivi presentati a partire dal 1° gennaio 2016).

Sul punto constano anche le indicazioni della CM 38/E/15, soprattutto, ma non solo, per quanto riguarda decorrenza e tempistiche.